
CRISTO E' RISORTO ALLELUJA
Foglietto Messa Sabato 04 Aprile 2026
Veglia Pasquale /A
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Cenni Storici
Il Primo Convento
Il primo convento dei Cappuccini in Salerno, sorto tra il 1554 e il 1561 nella parte alta della città al di sotto del castello di Arechi, dedicato a «Santa Maria della Consolazione» venne soppresso e ascritto ai beni demaniali nel 1866, e destinato a carcere femminile fino all'apertura della nuova Casa Circondariale di Fuorni presso Salerno. Le cellette che avevano visto le ascesi mistiche dei figli di Francesco accolsero donne penitenti per la loro redenzione.
Alla fine dell' 800, i Frati cappuccini non avevano un convento nella città di Salerno. Primo passo immediato, ma assolutamente inadeguato, fu l'acquisto di un piccolo appartamento con giardino a « Vicolo di Mendicità», forse nei pressi della Pia Casa di Ricovero, in Via Tasso, nella Salerno vecchia, «per ospitare qualche frate di buona volontà - così suggerì il Generale del tempo a P. Arcangelo da Muro Lucano - e riprendere la vita di comunità».
Ciò avvenne nel 1879, non senza opposizioni e discordanza di pareri.
Casa angusta quella del Vicolo di Mendicità, che fece maggiormente sentire la necessità di una nuova e più adeguata sede. I frati comunque vi rimasero fino all'inaugurazione del nuovo convento in Piazza San Francesco.
Nasce il Convento
Non potendo recuperare l'antico convento del '500 a Canalone, soppresso dalle leggi del 1866, P. Benedetto di Milia (Calitri 1849-1902), pose gli occhi su un vasto fondo rustico, l'antica« Villa Baiona» - donde il toponimo cittadino di «a scesa da Villa» dato a Via dei Principati - di proprietà del marchese Rossi. L'atto di acquisto redatto dal notaio è del 4 marzo 1904; il prezzo fu di 19,000 lire!
La prima pietra fu benedetta il 6 ottobre 1904 da Mons. Bernardino Di Milia, cappuccino, alla presenza di numerosi frati e canonici della Cattedrale di Salerno. II convento realizzato dall’impresa Gaetano Santoro, su progetto degli ingegneri don Filippo Giordano e don Michele De Angelis, si giovo di una cospicua elemosina di una benefattrice inglese la quale offri lire 25.000.
I frati misero mano all'opera e la compirono, tanto che in quattro anni di intenso impegno essa divenne convento, quasi completo, per ospitare la nuova fraternità che si andava ricostituendo. Il convento sorgeva come segno dei tempi nuovi che incalzavano, all'inizio del secolo. A fronte delle rigide norme che determinavano le dimensioni delle case secondo la tradizione cappuccina, si ergeva un vasto quadrato di circa 3000 mq., su due piani, e una chiesa immensa che si discostava dalle consorelle più piccoline dei conventi di periferia, quale era la zona in cui sorgeva.
Più che a un convento francescano e cappuccino assomigliava alla sede di un centro di cultura: le stanze dei frati erano tre volte superiori a una cella tradizionale, i corridoi e lo scalone di accesso erano larghi e il chiostro come quello d'un monastero. I frati misero mano all'opera e la compirono, tanto che in quattro anni di intenso impegno essa divenne convento, quasi completo.
I Fondi per la Costruzione
Spulciando tra le cronache conventuali, rileggendo registri e resoconti del tempo e il racconto dei frati che collaborarono materialmente alla costruzione, come di impresa epica rapportata alla mentalità, alla tradizione di povertà e ai tempi che si vivevano, emerge lo stato di angustia economica in cui questi avvenimenti si svolgevano. Il denaro che si spendeva era frutto di autentici sacrifici, di rinunce e di elemosine raccattate umilmente. Ma il flusso maggiore, che alimentava la nuova costruzione, era costituito dai proventi del lavoro dei frati di Salerno che reggevano la Basilica di S. Lorenzo «fuori le Mura» a Roma e la cappellanìa del Cimitero al Verano che vi era annesso.
Nel 1908, quasi ultimati i lavori, il convento ospito i profughi del terremoto di Messina e Reggio Calabria.
L’8 dicembre della stesso anno, con la benedizione della statua dell’Immacolata, la chiesa fu aperta al culto.
II convento ospito' nel 1909 lo Studio di Teologia.
La Parrocchia
Intanto negli anni Trenta la città si espandeva verso le colline, il campo sportivo e l'area circostante e, quando fu necessario provvedere di una nuova parrocchia questo nuovo insediamento abitativo, l'arcivescovo, Nicola Monterisi, bussò alla porta del convento. Frati ce n'erano, difatti, e la chiesa si presentava funzionale per la sua grandezza a questa nuova destinazione.
La richiesta però urtava contro le scelte dell'Ordine, che stentava ad aprirsi a tale forma di impegno spirituale, privilegiando i valori della vita claustrale in tempi in cui, peraltro, i preti esuberavano, e assicurare un altare per ciascuno di loro creava problemi per ogni vescovo...Il Provinciale del tempo, P. Mariano da Calitri, obtorto collo e solo in considerazione della centralità del grande complesso conventuale, che sorgeva sulle vie strategiche dello sviluppo urbano, cedette alle pressioni morali che si esercitavano. La parrocchia, eretta con bolla del 4 ottobre 1937, fu affidata alla Provincia nella persona di P. Francesco da Castelnuovo di Conza, che ne fu anche il primo parroco. Essa si inserì nel triangolo parrocchia: San Domenico, San Pietro in Camerellis e Fratte, che ne determinavano pure i confini.
La pagina di maggior rilievo dei Cappuccini a Salerno è legata, senza dubbio, alla loro attività nella parrocchia, la quale, sorta in periferia e quasi in campagna ma sulle direttrici delle strade suburbane, i cui dintorni sarebbero diventati città a cominciare dall'immediato dopoguerra '15-'18,
venne a trovarsi negli anni Quaranta-Settanta al centro di un intenso sviluppo edilizio con alle spalle la nuova zona residenziale in cui si istallarono le famiglie.
Il secondo piano del convento, completato con impegno economico della R. Prefettura della città, fu ceduto in fitto al rinomato Istituto Tecnico, cui subentrò, alla fine degli anni Trenta, il Liceo Scientifico «Giovanni da Procida».
I due istituti scolastici hanno occupato il convento per cinquantunanni, fino al giugno 1966, quando, per l'inadeguatezza dei locali, il Liceo «Da Procida» si trasferì nella nuova sede di Via Manganario. Gli stessi locali, rimessi a nuovo, ospitarono nel 1967 lo studentato filosofico-teologico per gli aspiranti cappuccini provenienti da Giffoni Valle Piana, che vi restò fino al 1977.
I Cappuccini e l'Alluvione
Una esaltante pagina di amore i religiosi cappuccini, che lavoravano negli ospedali e quelli del convento, scrissero in occasione dell'alluvione che colpì la città di Salerno e i dintorni nella notte tra il 25-26 ottobre 1954. Se ne fa francescanamente l'elogio in «Salerno, ore 1,52», pubblicazione in cui Padre Candido Gallo, da cui attingiamo la maggior parte delle nostre informazioni sulla storia del complesso, allora giovane cappellano negli Ospedali Riuniti di via Vernieri, rievoca nel 1955 quella luttuosa vicenda che causò 350 vittime di cui molti bambini.
La Missione nello Zaire
Di rilievo è stata anche l'azione che convento e parrocchia hanno svolto in favore della Missione nello Zaire, aperta dai Cappuccini di Salerno nel 1964. La vita parrocchiale si colorò, per così dire, di calore e entusiasmo missionari, per l'opera del Segretariato per le Missioni Estere, istituito nello stesso anno, il quale con varie iniziative culturali diffuse l'idea della missione.
La «Mostra di Arte Negra», il Centro di raccolta di carta da macero, spettacoli ricreativi nel convento e nei teatri cittadini, lotterie, mostre e stampa, furono efficaci espressioni che concorsero a creare un clima missionario nelle associazioni parrocchiali e costituirono, altresì, una notevole fonte di sostentamento per la vita della missione.
Gli Ospedali Riuniti
Altro campo di azione dei frati del convento fu, ed e' rimasto in vita per anni, l'assistenza religiosa agli ammalati negli Ospedali Riuniti e nelle numerose case di cura, il maggior numero delle quali operava nell'ambito del vasto territorio della parrocchia, prima che venisse smembrata in altre quattro entità religiose. I Cappuccini entrarono negli Ospedali Riuniti «S. Giovanni di Dio e Ruggi D'Aragona» il 2 maggio 1932 con una convenzione alquanto singolare:
i frati prestavano gratuitamente la loro opera spirituale e l'ente ospedaliero offriva il ricovero ai frati del convento bisognosi di cure.
La Mensa
La «Mensa», refettorio aperto al pubblico per il pranzo di mezzogiorno, è stata una delle iniziative che sottolineò la sensibilità del convento, nel tempo in cui operò, a una esigenza della città, che mancava di un refettorio pubblico.
Era la carità fatta in prima persona, e nessun ente vi contribuì. La sua attività fu elogiata solennemente nel Consiglio comunale di Salerno.
La «Mensa» aveva una capacità di quaranta posti, ma i commensali oscillavano quotidiànamente tra i quindici e i trentacinque posti. Era allogata presso la Grotta di Lourdes in un ambiente luminoso e discreto con cucina autonoma. È restata in vita per un decennio.
Il Monumento a San Francesco
Negli anni Sessanta, sull'onda di un periodo pervaso da fervore di iniziative, si pensò di innalzare un monumento a S. Francesco nella piazza omonima. L'idea e il progetto piacquero all'Amministrazione comunale del tempo, la quale, in considerazione del fatto che la città era povera di fontane, suggerì, assumendosene, l'onere economico, la realizzazione di una fontana che accogliesse sulla sponda il Santo di nostra sora aqua ... utile et umile et pretiosa et casta. Il Comune non onorò il suo impegno, ma lo splendido monumento-fontana dedicato a S. Francesco, scolpito in travertino dallo scultore Giuseppe Romano, fu ugualmente innalzato al centro della piazza. Dignitosamente i Cappuccini assunsero l'oneroso costo di tutto il monumento e della fontana.
E fu una gloria di luci che illuminavano le acque scaturenti dalle insenature dei pannelli e dai numerosi e larghi getti d'acqua che dai bordi della vasca si dirigevano verso il centro illuminato da fari sommersi.
Il 4 ottobre 1972, alle ore 17,30, nel discorso ufficiale P. Agatangelo Romaniello, superiore della Provincia, cantò le lodi del Poverello e sottolineò l'importanza storica dell'avvenimento religioso, culturale e civile nel momento politico che si viveva.
Mons. Gaetano Pallio, arcivescovo della città, alla presenza del sindaco e delle maggiori autorità, inaugurò il monumento e benedì la statua del Santo, che è con il volto estasiato e le mani alzate, sorretto da una fontana di dodici lastre di marmo travertino.
La piazza ebbe, finalmente, il santo di cui portava il nome, e sembrò che la cultura, di cui i due massimi licei cittadini erano allora i templi, si arricchissero di una nuova testimonianza e si chinassero altresì al più santo degli italiani.
Nel contempo l'Amministrazione comunale riceveva dai Frati cappuccini in donazione il monumento e ne assumeva l'onere della conservazione e della funzionalità.
I Frati ed il territorio
Il ruolo che la fraternità svolse nella promozione spirituale e assistenziale, attraverso iniziative d'avanguardia in questa parte, ai tempi periferica della città, specie negli anni 1937-1980, e l'incidenza nella comunità cittadina della vitalissima attività parrocchia le che si concretizzava in una intensa vita sacramentaria, furono di altissimo rilievo. Caratterisitiche peculiari furono una chiesa sempre aperta, un sacerdote sempre disponibile per le confessioni, i frati in mezzo al popolo e negli ospedali. Le note che qualificano la funzione del convento dei Cappuccini di Piazza San Francesco sono state portate avanti negli anni e pianamente applicate almeno fino alla prima meta' degli anni novanta. Solo la ridotta disponibilita' di frati nel corso degli ultimi anni ha ridotto alcune dimensioni e applicazioni della loro presenza sul territorio.
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